Tre domande a Leonora Armellini in occasione del concerto del 21 maggio a Mozzo

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Leggendo la sua biografia possiamo dire che lei è un talento precoce: diplomata con lode a dodici anni, vincitrice del Quinto Premio nell’edizione del 2021 del Concorso Pianistico Internazionale “F. Chopin” di Varsavia e prima donna italiana ad aver scalato le vette della competizione considerata come il vertice del pianismo mondiale e poi moltissimi altri premi nella sua biografia. Quello del gender gap è un tema ricorrente in molti campi lavorativi, com’è dal suo punto di vista la situazione nella musica classica?

Credo che il tema del gender gap sia reale e che, come in molti altri ambienti lavorativi, anche nella musica classica esistano ancora dinamiche di questo tipo, più evidenti a seconda dello specifico ambito. Personalmente non mi sono quasi mai sentita penalizzata per questo nel mio percorso, e in genere ho avuto la fortuna di incontrare persone e contesti che mi hanno valorizzata per le mie capacità e la mia esperienza. Detto questo, penso sia importante riconoscere che molte donne vivano esperienze diverse e che il problema, in certi ambienti, esista ancora. A volte una donna, soprattutto se giovane, ha la sensazione di dover dimostrare qualcosa in più per ottenere lo stesso livello di considerazione o di autorevolezza che viene riconosciuto più spontaneamente ad alcuni colleghi uomini. Non credo però che il punto debba essere creare contrapposizioni, quanto piuttosto costruire ambienti attenti al valore delle persone, indipendentemente dal genere.

A fianco di Matteo Rampin ha scritto e pubblicato il libro di divulgazione musicale “Mozart era un figo, Bach ancora di più”. Ce ne vuole parlare?

“Mozart era un figo, Bach ancora di più” è nato come un modo per togliere la musica classica da quel piedistallo un po’ intimidatorio su cui spesso viene messa. Mi interessava raccontare questi compositori come persone vive, geniali, ironiche, sottolineando la loro umanità. Il titolo ovviamente è provocatorio: in fondo, Mozart era davvero una rockstar del suo tempo, e Bach aveva una modernità e una profondità che ancora oggi sembrano incredibili. Da autori, lo scopo è stato creare un ponte: far sentire che questa musica non appartiene solo agli addetti ai lavori, ma può parlare a chiunque. Se una persona si avvicina alla musica classica con curiosità invece che con timore reverenziale, allora abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.

A Mozzo proporrà brani di Prokof’ev e Chopin. Può spiegarci la scelta di questo repertorio ed eventualmente aneddoti e curiosità legate a questa scelta?

La scelta di questo repertorio nasce da un legame molto personale con entrambi i compositori, pur essendo mondi musicali completamente diversi. Chopin è un autore che amo profondamente e con cui mi sento molto affine. Inoltre, avendo partecipato al Concorso Chopin, è un repertorio che ha accompagnato una parte importante del mio percorso. Nel programma ho scelto di mettere a confronto le stesse forme compositive (in particolare scherzi e valzer) osservandone l’evoluzione tra il periodo giovanile e quello maturo. Mi affascina vedere come la stessa forma possa trasformarsi così tanto dal punto di vista espressivo e della scrittura. Prokof’ev rappresenta invece un lato più ritmico, teatrale e istintivo della mia personalità musicale. Amo molto la sua scrittura orchestrale trasferita sul pianoforte, evidente non solo nelle trascrizioni da Romeo e Giulietta, ma anche nei suoi brani pianistici originali. Forse questa attrazione nasce anche dal fatto che sono figlia di un fagottista: da bambina assistevo molto spesso alle prove d’orchestra di mio padre e sono cresciuta immersa nel suono orchestrale. Ricercare i timbri dei diversi strumenti al pianoforte è una parte dello studio che adoro; quindi cerco sempre di valorizzarne le peculiarità nel mio modo di suonare.

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Luogo
Auditorium comunale Anna Maria Mozzoni, Via Alfredo Piatti, Mozzo, BG, Italia
A Cura di

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