Tre domande a Sara Zanni

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Che cosa l’ha spinta a percorrere un viaggio a piedi verso Santiago de Compostela in maniera così estesa, cioè partendo da Milano?

Quando sono partita da Milano, non era il mio primo cammino: era la terza volta che mi mettevo in cammino verso Santiago de Compostela. Erano passati cinque anni da quando avevo visto per la prima volta il sole calare davanti al faro di Finisterre. E, da quel momento, avevo tenuto nel cuore l'idea che sarebbe stato bellissimo raggiungere quel tramonto partendo da casa mia, come si usava fare nel medioevo, quando non esistevano gli aerei. A parte questa idea che mi si era radicata in testa, sicuramente stavo attraversando un periodo molto stressante dal punto di vista professionale e personale e, anche se non me ne rendevo conto nel momento in cui stavo preparando lo zaino, avevo bisogno di capire cosa fare “da grande”. Sicuramente il desiderio di cambiare rotta e la possibilità di prendermi un po’ di tempo per me stessa sono state le molle che mi hanno spinta a partire.

Durante i 2400 km percorsi lei, pur partendo da sola, ha incontrato tante persone. Oggi il Cammino di Santiago non ha motivazioni solo spirituali. Da quali motivazioni erano spinte le persone che ha incontrato?

Le persone attirate dai Cammini di Santiago sono le più disparate e hanno le più diverse motivazioni. Fin dai miei primi passi sul Cammino Francese – quando avevo solo 22 anni – ad esempio, mi resi conto che ci sono moltissimi “collezionisti”, persone che ogni anno dedicano una parte del proprio tempo libero al compimento di un Cammino verso Santiago, con lo scopo di percorrerli tutti o almeno un numero che si sono prefissati. Le motivazioni delle persone con cui ho camminato erano le più disparate. Alcune sicuramente si erano messe in cammino per fede: per ringraziare o per chiedere qualcosa per sé o per i propri cari. Altre stavano attraversando un periodo particolare: una crisi nel proprio matrimonio, un momento decisivo nel percorso di studi, la voglia di mettersi alla prova e di vivere un’avventura… Di altri non l’ho mai saputo e forse mai lo saprò, perché sul Cammino di Santiago le motivazioni importano poco: si è tutti solo pellegrini, membri di una grande comunità che condivide fatiche e meraviglie lungo la strada che si snoda verso ovest. Non importa perché si è lì, l’importante è essere lì perché, come dice una antica iscrizione rinvenuta a Roncisvalle “la porta è aperta per tutti”.

Lei è una guida ambientale escursionistica: le competenze e le esperienze che possiede grazie a questo lavoro le sono state d’aiuto durante il cammino? Se sì, come?

In realtà, decisi di diventare guida soltanto dopo quel lunghissimo cammino. A Lourdes incontrai casualmente tre ragazzi statunitensi che avevano deciso di partire da lì per iniziare il proprio Cammino, ma non avevano idea di cosa dovessero fare o di come organizzarsi. Io ero partita da quasi due mesi e l’hospitalero che ci accolse a Lourdes me li affidò. Camminammo insieme fino a Finisterre e, aiutando loro, spiegando loro i luoghi che visitavamo, mi resi conto che questo mi rendeva felice. Quando tornai a casa, mi organizzai per ottenere l’abilitazione alla professione di Guida Ambientale Escursionistica ed è oggi la professione che mi dà maggiore soddisfazione. Come vedi, alla fine, quella domanda che non sapevo di portarmi dentro sul cosa fare da grande, ha trovato la sua risposta.

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Luogo
Sala Civica Mimmo Boninelli, Via Orobie, Mozzo, BG, Italia
A Cura di

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14
Mag/25

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