Tre domande a Monica Morini e Bernardino Bonzani (Teatro dell’Orsa) in vista dello spettacolo “Nudi. Le ombre della violenza sulle donne”

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“Nudi. Le ombre della violenza sulle donne” è uno spettacolo che si “nutre” di molte pubblicazioni (letterarie, cinematografiche, televisive) sul tema della violenza sulle donne. Ma c’è un fatto che ha acceso la scintilla dello spettacolo?

Lo spettacolo nasce da un lungo percorso di ricerca. Elisabetta Musi, docente all’Università Cattolica di Milano, ci aveva contattato per lavorare sul tema. Poi abbiamo intervistato le operatrici dei Centri Antiviolenza di Parma e Nondasola di Reggio Emilia. Da quegli incontri, da quelle testimonianze è nata la drammaturgia dello spettacolo: una scrittura viva, a volte scorticante, ma necessaria per gettare gli occhi dentro lo stereotipo e il pregiudizio di genere. Da quando abbiamo iniziato a rappresentare lo spettacolo i dati non sono cambiati, continuano ad essere costanti nel tempo femminicidi e violenze tra partner ed ex, anzi, alcuni fenomeni legati al controllo e alla violenza psicologica, soprattutto fra i giovanissimi, si sono amplificati con l’uso di smartphone e piattaforme social. È migliorato il modo di comunicare e parlare dell’argomento, ma se abbiamo scelto di continuare a mettere in scena lo spettacolo è proprio perché lo sentiamo ancora urgente. Lo rappresentiamo anche per le scuole superiori, dove facciamo seguire un incontro con le ragazze e i ragazzi che sono sempre profondi e animati da interventi di senso. La violenza di genere, anche a quell’età è un fatto che li riguarda. Lo spettacolo continua a modificarsi, a evolversi, soprattutto di recente dopo i fatti di Giulia Cecchettin e di Gisèle Pelicot.

Nella presentazione dello spettacolo sottolineate che non esiste solo la violenza sulla donna, ma anche “un clima sociale che spinge all’omertà e alla vergogna, che fruga pettegolo nei dettagli imbarazzanti, che condanna infine la donna per essersela cercata”. Da dove nasce a vostro parere questo clima sociale?

Una rivoluzione culturale necessaria parte da un cambiamento di paradigma che richiede fatica, allenamento, conoscenza, educazione affettiva nelle scuole. Come ci ricorda la scrittrice e attivista Chimamanda Ngozi Adichie, «la cultura non fa le persone. Sono le persone che fanno la cultura. Se è vero che la piena umanità delle donne non fa parte della nostra cultura, allora possiamo e dobbiamo far sì che lo diventi».
Abbiamo sulle spalle millenni di cultura patriarcale, una lingua che ha oggettivizzato il corpo delle donne e normalizzato il possesso all’interno della relazione, riconoscere lo stereotipo, nominarlo, muoverci perché il cambiamento sia possibile è il compito di ognuno di noi. La forza dello spettacolo sta anche nel fatto che in scena siamo un uomo e una donna, che insieme hanno cercato di mettere parole sul non detto, sull’innominabile. 

Nel repertorio del Teatro dell’Orsa ci sono molti spettacoli di teatro civile, anche per ragazzi. Fra questi proprio “Nudi. Le ombre della violenza sulle donne”, ma anche spettacoli su Giovanni Falcone e i fratelli Cervi. Come reagiscono i più giovani a queste rappresentazioni? 

L’arte antica del teatro riunisce i vivi, spalanca un patrimonio non solo di sapere, ma di sentire, concede la visione del non visto. Le storie che raccontiamo sono “venute a cercarci”, ci hanno mutato, sia come artisti che come persone. Abbiamo sempre creduto che trasmetterle alle nuove generazioni fosse un valore da non disperdere. Il teatro è un tempo lungo, diverso da quello d’informazione che si consuma subito e spesso non lascia traccia. Il teatro accende lo sguardo, fa domande che pungono e può aprire porte di solito sigillate. Ha corpi in scena che respirano, tremano, si piegano di paura, si rialzano e cercano risposte negli occhi dello spettatore. Il confronto con il pubblico dei più giovani è sempre vibrante. Chi esce dal teatro non può rimanere indifferente. 

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Luogo
Auditorium comunale Anna Maria Mozzoni, Via Alfredo Piatti, Mozzo, BG, Italia
A Cura di

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20
Nov/25

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