Tre domande a Chiara Di Carlo, che condurrà il percorso “Piccole storie dal centro”

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Come si è avvicinata alla biblioterapia?
Ho sempre creduto che i libri non servano solo per capire il mondo, ma anche per imparare ad abitarlo con più consapevolezza: me lo hanno insegnato i gruppi di lettura che ho frequentato negli anni, sia come partecipante che come conduttrice. Sentivo di voler approfondire l’idea che le storie lette, condivise, rilette insieme possano diventare strumenti di cura sottile, non in senso medico ma umano. Da lì è nato il desiderio di costruire percorsi che unissero lettura, ascolto e riflessione interiore, che non avevano ancora un nome e un metodo, ma ci giravano intorno. Così ho frequentato un corso di introduzione alla biblioterapia con Marco della Valle (che possiamo considerare il papà della biblioterapia italiana); questa esperienza mi ha dato un linguaggio e una cornice di riferimento, delle piccole lucine.

A pratiche come quella di “Piccole storie dal centro” partecipano persone molto diverse da loro. Come prepara questi incontri? In altre parole, propone dei libri che possono avere una ricezione ampia o guida il lettore partecipante anche su testi più complessi?
Ogni incontro è pensato come una piccola soglia: ciò che conta non è tanto la complessità del testo, quanto la sua capacità di risuonare con le esperienze di chi partecipa. Scelgo racconti e brani che contengano un margine di “non detto”, abbastanza aperti da accogliere interpretazioni differenti, ma anche capaci di toccare corde profonde. Ma, come prima regola di metodo: le valuto in quanto lettrice, in base alle sensazioni che mi hanno lasciato. Cerco sempre di calibrare i brani e gli autori che scelgo – per lunghezza, stile, intensità – e questo anche perché, da bibliotecaria, sono portata a ragionare in un’ottica di “bibliodiversità”: desidero che questi momenti siano anche un’occasione per accedere a libri e voci meno note, che spesso sanno parlare con una freschezza inaspettata. E poi, come buona pratica ho sempre in tasca un testo di riserva: gli incontri possono prendere direzioni impreviste e penso che sia importante mantenermi disponibile al movimento, al cambio di passo che nasce dal gruppo e dal momento condiviso.

Infine, quali sono i temi che vengono toccati più spesso attraverso le letture che propone?
Ritornano spesso i grandi temi che attraversano la vita di tutti: il sentirsi al proprio posto o lontani da sé, il bisogno di connessione e quello di trasformazione, la fragilità come forma di forza, la ricerca di senso nel quotidiano. Ma mi sento di dire che non li affrontiamo mai in modo diretto, motivo per cui gli incontri non hanno un titolo: sono i testi a farli emergere, naturalmente, e ogni volta assumono una sfumatura diversa. Nel nostro caso, “Piccole storie dal centro” non vuole offrire risposte, ma aprire spazi in cui si possa restare un po’ più a lungo nelle domande.

Vai alla scheda del ciclo di incontri “Piccole storie dal centro”
 

Luogo
Biblioteca Comunale "Sandro Pertini", Via Orobie, Mozzo, BG, Italia
A Cura di

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31
Ott/25

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