Sabato 27 settembre, ore 20.30, presso l’Auditorium “A.M. Mozzoni”, ingresso libero.
Data Pubblicazione:
25 Settembre 2025
Tempo di Lettura:
5 minutiUltimo Aggiornamento:
29 Settembre 2025 10:09
Argomenti:
Sabato 27 settembre, ore 20.30, presso l’Auditorium “A.M. Mozzoni”, ingresso libero.
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25 Settembre 2025
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29 Settembre 2025 10:09
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Lo spettacolo “Lettere tra due mari” nasce dall’incontro con l’omonimo libro di Siri Ranva Hjelm Jacobsen. È sempre curioso scoprire come si incontra un libro… ce lo potete raccontare?
CR: Lettere tra due mari, più che uno spettacolo è una lettura ad alta voce musicata, accompagnata da opere e oggetti d’arte. i piace la letteratura scandinava, sono cresciuta in Svezia e amo molto i libri della casa editrice Iperborea. Quando ho letto questo piccolo libro, perché è molto breve il racconto, sono rimasta folgorata. Ho sentito che quel modo di scrivere, così poetico, a tratti ironico ma molto forte, fosse il modo giusto per affrontare in modo letterario la questione del cambiamento climatico e il dramma delle migrazioni. A volte occorre usare un linguaggio più simbolico e onirico per colpire l’immaginario delle persone. Da sempre, l’Homo Sapiens ha avuto bisogno di storie simboliche per affrontare tematiche grandi, anche scientifiche, come il problema ambientale e i disastri che ne conseguono come appunto anche le migrazioni ambientali. Nella storia dell’umanità sono sempre state più efficaci storie poetiche per dire il mondo.
Nel dialogo epistolare fra Atlantica e Mediterranea ci sono anche “le perle, i racconti e le confessioni che noi piccole creature doniamo al mare quando ci avviciniamo alle sue onde o nel momento in cui, come i migranti, morendo, riportiamo l’acqua alla sua origine”. Lo spettacolo sembra rappresentare un lato bivalente del mare: accogliente ma anche temibile. Per voi cosa significa il mare?
Il mare è esattamente questo: ha due facce che a volte sono una il contrario dell’altra. Due poli opposti che troviamo in tutti gli organismi viventi. Per questo occorre rispettare il mare e conoscerlo. Purtroppo, a volte, è l’unica via rimasta per viaggiare e salvarsi o salvare altre vite umane. Prendiamo l’esempio della Global Sumud Flotilla che in questi giorni sta rischiando la vita per salvare altre vite umane.
Oltre alle vostre voci e alle musiche di Marco Azzerboni e Michele Agazzi, lo spettacolo si avvale anche delle opere e dell’oggettistica di Barbara Ventura. Ci potete spiegare meglio il suo ruolo?
Barbara è una amica ed è anche la nostra vicina di casa! Ho conosciuto Barbara tramite Paolo Dal Canto, mio marito. Lui e lei hanno fatto danza e teatro insieme, molto anni fa. Paolo ora si dedica più alla scrittura. In “Lettere tra due mari”, Paolo fa una introduzione al libro. Ho pensato subito a Barbara quando ho letto il testo. Ho immaginato le sue sculture di carta, così leggere e aerei ma anche sinuose come l’acqua. Lei non ha accettato subito, ha avuto bisogno di tempo per capire, poi per fortuna ha deciso di far parte di questa lettura. Il suo ruolo è molto vicino all’immagine dell’alchimista che giostra e mescola elementi. È un ruolo centrale nella lettura, infatti sta in mezzo allo spazio scenico. Barbara attraverso le sue azioni sceniche puntualizza dei passaggi chiave della lettura. All’ingresso, affida piccole ciotole piene d’acqua ai partecipanti e li invita a depositarle in un contenitore presente in scena. Affonda piccole luci sul fondo dei vasi colmi di acqua. Sporca d’inchiostro l’acqua limpida. Le spirali, che sono uno degli elementi ricorrenti della sua poetica, vengono immerse nell’acqua, affondano, vengono recuperate e riemergono sotto forma di storie degli umani, quelli per cui Mediterranea prova ancora compassione e quelli da cui Atlantica si è allontanata per inseguire il suo desiderio assoluto: riunire le acque del pianeta in un’unica grande distesa anche a costo della fine di tutte le creature viventi.
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