Il discorso del Sindaco Gianluigi Ubiali per il conferimento delle Medaglie alla Memoria da parte del Comune di Mozzo agli eredi dei fratelli Bruno e Paolo Ferrari

Il Sindaco di Mozzo, Gianluigi Ubiali, riflette sul significato del Giorno della Memoria e l'importanza di commemorare gli eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale. Si concentra sulle vicende degli italiani dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e sottolinea l'eroismo di coloro che hanno resistito alla dittatura nazista e fascista. Sottolinea anche l'attualità del tema, invitando alla lotta contro l'indifferenza e il ritorno di idee totalitarie.

Data Pubblicazione:

26 Gennaio 2024

Tempo di Lettura:

4 minuti

Ultimo Aggiornamento:

11 Luglio 2024 17:04

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La consegna è avvenuta giovedì 25 gennaio 2024, prima serata della rassegna “Perché la Storia è sempre più complessa di come ci appare”, dal titolo “La Shoah e la sua Memoria”.

Buonasera. 

Fra due giorni si celebrerà “Il Giorno della Memoria”, una ricorrenza che interpella  tutti ad un triplice impegno morale e civile: l’impegno a CONOSCERE cosa sono stati il genocidio degli ebrei attuato dal regime nazista, le infami leggi razziali  emanate dal regime fascista di Mussolini e la deportazione degli italiani nei lager;  l’impegno a RIPENSARE a questi orribili eventi della nostra storia recente con la  forza della ragione e della pietà per le vittime; l’impegno a RAFFORZARE l'adesione e la pratica quotidiana dei valori costituzionali della libertà,  dell'uguaglianza e del rispetto della persona umana.  

Vorrei però focalizzarmi un attimo su quanto avvenne circa due anni prima della Liberazione, quando con l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’Italia, che si stava finalmente liberando dalla dittatura fascista, sospese le ostilità contro gli Alleati e di fatto cessò di essere al fianco della Germania nazista.  

Da quel momento, tutti i militari catturati furono considerati “prigionieri di guerra”, ma ben presto furono dichiarati da Hitler “Internati Militari Italiani”, sottraendoli di fatto dalla tutela della Convenzione di Ginevra e dando ai tedeschi la più ampia  libertà per il loro utilizzo coatto.  

Gli internati furono sottoposti, da parte tedesca e dai repubblichini, ad una feroce e martellante richiesta di adesione alla continuazione della guerra al fianco della Germania. Il 90% dei militari italiani, e con loro molti civili, rifiutò l’adesione preferendo restare nei lager e accettando una lunga detenzione fatta di stenti, di privazioni e di atroci sofferenze. Il loro fu un vero e proprio rifiuto alla dittatura nazi-fascista, all’arroganza ed alla sopraffazione: fu l’inizio della RESISTENZA, da cui nacque di lì a poco la Repubblica Italiana.  

La storia di quegli anni, che ho cercato brevemente di sintetizzare, ma soprattutto le testimonianze di chi è tornato, hanno convinto il Parlamento italiano ad emanare la Legge n. 296/2006, con cui si concede una Medaglia d’Onore a tutti i cittadini italiani – civili e militari e, ove deceduti, ai loro familiari – che dopo l’8 settembre 1943 furono catturati, deportati e detenuti nei lager tedeschi.  

Va detto con chiarezza che è un risarcimento MORALE, a mio avviso arrivato con colpevole ritardo, con cui lo Stato ha inteso riconoscere il sacrificio e compensare i reiterati “NO!” pronunciati da oltre 800.000 donne e uomini che, con fermezza, coraggio, forza d’animo e, per la prima volta, con autonoma convinzione.  

Per vent’anni, infatti, i fascisti avevano insegnato agli italiani a chinare la testa e ad obbedire agli ordini dei gerarchi, dei colonnelli, dei collaboratori del regime finanche a conoscenti fino ad allora annoverati tra gli amici; da quell’8 settembre del ’43  però, finalmente liberi di pensare con la propria testa, hanno detto con fermezza e  con rabbia quel “NO!” che li ha elevati al rango di eroi della LIBERTÀ per la DEMOCRAZIA
Il Giorno della Memoria diventa quindi l’occasione per ricordare le vittime, per restituire il giusto valore alla vita che fu loro sottratta, per ridare loro un nome e farli tornare ad essere PERSONE e mai più un semplice numero.  

Oggi, 25 gennaio 2024, dobbiamo però anche prendere atto della permanenza nella nostra società di idee, atteggiamenti, comportamenti e progetti di società che ancora evidenziano pregiudizi, intolleranza, disparità e volontà di sopraffazione, fisica e morale. Tutto diluito nell'indistinto mare di una certa informazione distorta, dei social media e finanche dentro certe adunanze di piazza; la frequenza e i contesti nei quali oggi tutto ciò appare, possono indurre ad una banalizzazione e progressivamente portare ad una pericolosa accettazione di questi messaggi.  

E sono proprio gli accadimenti bellici di questi giorni che ci devono portare alla memoria quei tempi, nella speranza che sia rimasta traccia di quanto accadde e che non vinca, come temo stia succedendo, l’indifferenza.  

INDIFFERENZA, questa è la parola chiave che compare al Museo della Shoah al Binario 21 di Milano, l’indifferenza è il nemico da combattere. Non giriamo di nuovo la testa, perché potremmo un giorno chiederci “dove è finito il compagno di banco, l'insegnante, il negoziante, il vicino di casa che abbiamo visto traslocare”, così come si chiesero i nostri nonni nel 1939 e negli anni successivi.  

Bandire l’indifferenza è un dovere che ci impone la Costituzione e va di pari passo con il dovere di ciascuno di noi di contrastare il pregiudizio e la banalizzazione della lotta contro ogni forma di totalitarismo.  

Lo dobbiamo alla MEMORIA di tutti coloro che hanno sofferto in quel periodo buio della storia e lo dobbiamo, questa sera, a PAOLO BRUNO FERRARI che onoriamo con la consegna della Medaglia d’Onore.  

Grazie 
Gianluigi Ubiali

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