In vista dell’incontro di presentazione de “La Via di Sant’Alessandro”, venerdì 13 giugno, ore 20. 45, presso la Sala Civica "Mimmo Boninelli", ingresso libero. Terzo e ultimo appuntamento della rassegna “Passo dopo passo 2025”.
Venerdì 13 giugno l'Associazione “Amici del Cammino di San Giovanni” presenterà “La Via di Sant’Alessandro”, un cammino che va da Milano a Bergamo sui passi di Sant’Alessandro, martire romano che, fuggito dal carcere di Milano, riparò a Bergamo per continuare l’opera di cristianizzazione, prima di essere scoperto e decapitato il 26 agosto del 303 d.C.
Sant’Alessandro è il patrono di Bergamo ed è un santo molto conosciuto nei nostri territori.
Ma ci sono alcune che forse non sapete:
Sant’Alessandro è stato un militare romano, probabilmente un vessillifero, della legione tebea o tebana, il cui nome si deve a Tebe, città dell’Egitto. Secondo la letteratura agiografica cristiana la legione sarebbe stata decimata due volte; quindi, totalmente sterminata per ordine dell'imperatore Massimiano, in quanto i suoi componenti (6.600 uomini comandati dal generale romano Maurizio, anch'egli venerato come santo) si sarebbero rifiutati di giustiziare alcuni cristiani del Vallese.
Ma Sant’Alessandro scampò alla decimazione e con alcuni suoi compagni si rifugiò in Italia e venne imprigionato a Milano. Fuggito dalla prigione, grazie all'aiuto di Fedele di Como e del vescovo Materno, sulla strada verso Como, secondo la leggenda compì il miracolo di risuscitare un defunto.
Dopo essere stato riconosciuto, catturato e riportato davanti a Massimiano, Alessandro abbatté l'ara preparata per il sacrificio agli dei romani, facendo infuriare l'imperatore, che lo condannò a morte per decapitazione; la leggenda vuole che il carnefice non osasse colpirlo poiché Alessandro gli appariva "come un monte" e, per lo spavento, gli si sarebbero irrigidite le braccia: la stessa sorte sarebbe toccata ad altri soldati chiamati ad eseguire la condanna; pertanto fu nuovamente incarcerato nel carcere Zebedeo, a morire di stenti, ma riuscì nuovamente a fuggire.
Nella fuga, Alessandro passò miracolosamente l'Adda all'asciutto in prossimità dell'attuale Fara Gera d'Adda. Si nascose in un bosco vicino a Bergamo, presso il ponte della Morla, grazie all’aiuto di un patrizio locale, Crotacio. A Bergamo Alessandro iniziò un'opera di conversione alla fede cristiana degli abitanti della città, tra cui i futuri martiri Fermo e Rustico, parenti di Crotacio, che furono martirizzati.
Venne presto scoperto da alcuni soldati romani che lo condussero in catene a Bergamo, dove fu condannato alla decapitazione, che questa volta fu eseguita senza inconvenienti il 26 agosto 303 nel luogo dove ancora sorge la Colonna del Crotacio, sul sagrato della Basilica di Sant'Alessandro in Colonna.