Contenuto
Nel weekend appena passato si è svolta la celebrazione del 95° anno dalla fondazione del gruppo Alpini di Mozzo.
Ecco il discorso del Sindaco Gianluigi Ubiali:
Mozzo, 26 maggio 2024
95° anniversario di fondazione del Gruppo Alpini di Mozzo
Carissimi ALPINI,
buongiorno e benvenuti a Mozzo.
Un cordiale benvenuto alle Autorità religiose, civili e militari, a Don Giulio, al Consigliere regionale Ivan Rota, al Sindaco di Curno Andrea Saccogna, al Comandante della stazione dei Carabinieri di Curno maresciallo Tanieli e alla mia Comandante della Polizia Locale Genny Morabito, alle diverse Associazioni d’Arma e alle Associazioni del territorio, alle fanfare alpine di Azzano San Paolo e Sorisole, alle Cittadine e ai Cittadini: un grazie di cuore per la vostra calorosa presenza.
Un saluto particolare, mi si consenta, ai Vicepresidenti della Sezione Provinciale dell’ANA di Bergamo, Andrea Bresciani e Stefano Casetto, ai Consiglieri Francesco Brighenti e Stefano Biffi e al Coordinatore di zona Alessandro Di Biasi: a voi tutti il mio ringraziamento per la vostra significativa partecipazione.
Sono fiero di essere qui, oggi, a festeggiare il 95° anniversario di fondazione del Gruppo Alpini di Mozzo e a gioire con voi, anzi noi perché anch’io sono un alpino, per il raggiungimento di questo importante traguardo. Ed è con orgoglio che voglio farmi portatore del sentimento di sincera accoglienza e di profonda stima che tutta la Comunità, che mi pregio di rappresentare, prova per voi.
La sezione Alpini di Mozzo fu fondata il 21 luglio 1929 e quel giorno gli Alpini mozzesi elessero come primo capogruppo l’Alpino Tenente Colonnello Enrico Sigismondi da cui è nata, per emulazione di valori e comportamenti, una stirpe di valenti capigruppo, Mario Locatelli, Vincenzo Nervi, Giuseppe Pelliccioli, Giuseppe Bonati, Virgilio Gamba, Felice Rota Stabelli, Alberto Bono e Ernesto Rota: sono loro che hanno guidato negli anni la nostra sezione, che ne hanno fatto la storia e che quindi doverosamente ricordo con affetto e ammirazione.
Oggi, con altrettanta ammirazione, rivolgo un saluto carico di stima e riconoscenza all’attuale erede di quegli uomini e dei loro valori, il mio capogruppo Alpino Claudio Maggi che, con grande impegno, entusiasmo e passione e con l’aiuto degli alpini della mia sezione, ha organizzato le iniziative di ieri e la bellissima festa di oggi, una festa degna della miglior tradizione alpina. Grazie Claudio, da tutti noi!
Negli ultimi dodici anni da Vicesindaco prima e ora da Sindaco, ma soprattutto come Alpino, ho partecipato ad alcune adunate nazionali, a Bergamo ovviamente, ad Asti, a Trento, a Milano ma non, purtroppo, all’ultima di due settimane fa in quel di Vicenza a causa di impegni; ho preso parte anche alle più recenti adunate sezionali provinciali di Sant’Omobono, Scanzorosciate e Bottanuco; permettetemi però di affermare con un po’ di sano campanilismo, che quella per me più importante e che sento emotivamente di più, anche più di quella del 90°, è quella di oggi.
Lo dico, cari Alpini, osservando e ammirando l’orgoglio che mostrate nel vedere raggiunto un traguardo veramente importante per la nostra Associazione, credo la più vecchia di Mozzo, così fortemente legata alla nostra Comunità e così radicata nel cuore dei nostri Concittadini, perché capaci come siete, da sempre, di farvi interpreti e custodi di sentimenti di autentica solidarietà e di disponibilità generosa nei confronti di chi ha bisogno di aiuto, guidati da un radicato senso di appartenenza al Paese e da un elevato livello di abnegazione nel mettervi al servizio della collettività.
Porto orgogliosamente questo cappello perché anch’io, come dicevo prima, sono un Alpino. Ho prestato il servizio militare a Merano nel Battaglione Alpini Edolo della gloriosa Brigata Alpina Orobica, ero del 10° scaglione 1982 e all’epoca ero poco più che diciannovenne; ebbene, è in quell’anno che si sono rafforzate le basi del mio essere uomo adulto, lì ho avuto il piacere di conoscere Alpini diventati, giorno dopo giorno e poi definitivamente, veri amici, lì ho provato e toccato con mano il sentimento di dedizione, l’attaccamento al dovere, la grande umanità, l’orgoglio e la gioia insomma di appartenere al Corpo delle Penne Nere.
Gli Alpini sono, tra le nostre genti, una presenza che definirei “calda e passionevole” e che si manifesta in tutte le occasioni più significative: quelle della festa e della gioia, quelle della difficoltà e del dolore nelle quali l’aiuto offerto si fa conforto non solo materiale ma anche, e soprattutto, morale.
Qui e altrove la gente è abituata a vedere il cappello con la gloriosa penna nera nelle nostre strade e tra le nostre case, sempre attivi ed impegnati in molteplici iniziative, soprattutto nei momenti difficili delle calamità che si abbattono sulle nostre Comunità quando cioè più grande è il bisogno di aiuto, come ad esempio durante la recente e tragica emergenza pandemica. In quell’occasione, con i Volontari della Protezione Civile dell’ANA e in coordinamento con l’Amministrazione, avete dato l’ennesima dimostrazione dell’importanza del vostro esserci, rafforzando lo spirito di resilienza che, insieme a quello di tanti altri cittadini, ci ha permesso di vincere quella dura battaglia.
Non c’è alcun campo che interessi la vostra vita comunitaria che non vi veda presenti e operativi, a partire dalle manifestazioni sportive, passando da quelle culturali fino ad arrivare alla preziosa collaborazione in campo socioassistenziale con un impegno serio ed assiduo di promozione e sostegno di attività a favore della Comunità.
Lo spirito alpino, fatto di dedizione e di volontà di concorrere al bene comune, ha offerto sempre e in ogni contesto una splendida dimostrazione della sua capacità e generosità. Nasce da qui la stima e l’ammirazione di cui sono circondati gli Alpini e le loro organizzazioni, apprezzati certamente per il loro modo di vivere la Comunità ma anche per il loro profondissimo legame con la Patria e con la Storia e per la capacità di dare continuità ai più alti ideali di libertà e democrazia, valori che hanno bisogno, oggi più che mai, di essere mantenuti attuali e vivi ma soprattutto tutelati.
Ma ci sono, e non li possiamo dimenticare, anche i giovani Alpini di oggi, quelli impegnati nei vari teatri internazionali, nelle varie missioni come ambasciatori di pace e di giustizia; per questo, non possiamo dimenticare i giovani militari morti per mano dell’odio, del fanatismo e del terrorismo internazionale.
Oggi viviamo l’ansia crescente nel vedere ampliarsi i fronti di guerra a noi vicini; la crisi non sembra di facile soluzione e per superarla non serviranno solo strategie militari o finanziarie orientate al sempre più discutibile riarmo ma dovremo attingere ai valori veri quali la pace, la giustizia, la democrazia, alla volontà di sentirsi parte di un percorso comune e di idee condivise, con la forza e l’orgoglio di essere cittadini del mondo, cittadini portatori appunto di pace. Servono esempi positivi di generosità, altruismo e abnegazione e, certo di non poter essere smentito, gli Alpini questi sentimenti li portano dentro e li rappresentano al meglio.
Gli Alpini in questo senso sono una garanzia perché Alpini non lo si è per un periodo limitato della propria giovinezza, non lo si è solo quando si indossa la divisa, Alpini si è per tutta la vita ma soprattutto non si è Alpini per sé stessi, ma bensì per gli altri e con gli altri.
Oggi, nel soffocante clima di individualismo che rende indifferenti molti, soprattutto e purtroppo le nuove generazioni, mi vengono alla mente le parole dell’indimenticato e mai troppo compianto Presidente della Repubblica Sandro Pertini che ci ricordava come “i giovani non hanno bisogno di sermoni, hanno bisogno di esempio di onestà, di coerenza e di altruismo”; ecco, c’è bisogno di partire da qui e dal vostro essere “uomini per gli altri” per ritrovare l’entusiasmo di prendersi cura del prossimo e tornare ad essere davvero altruisti. Di questo vostro insegnamento vi saremo sempre grati.
Voglio terminare queste mie riflessioni rivolgendo un pensiero a chi non c’è più ed in particolare esprimo il doveroso quanto commosso ricordo per gli Alpini Andrea Sartirani e Pietro Rota, gli ultimi Alpini che ci hanno lasciato in questi primi mesi del 2024, e per tutte le nostre penne nere che – come diciamo noi senza nascondere la commozione di chi si vuole bene davvero – “sono andati avanti”.
Per tutti loro e guardando voi Alpini presenti qui oggi, mi sento addosso l’orgoglio e l’onore di dare voce alla Comunità di Mozzo nell’augurarvi buon anniversario e nel ribadire a gran voce e con entusiasmo:
“Viva gli Alpini, viva Mozzo, viva l’Italia”
Gianluigi Ubiali
Sindaco Alpino