Il discorso del Sindaco Gianluigi Ubiali e la fotogallery.
Data Pubblicazione: 28 Aprile 2025
Il discorso del Sindaco Gianluigi Ubiali e la fotogallery.
Data Pubblicazione: 28 Aprile 2025
Con partenza da piazza Costituzione e arrivo al Monumento dei Caduti, si è svolto venerdì 25 aprile la celebrazione dell’80° anniversario della Festa della Liberazione.
Alza Bandiera, deposizione della corona d’alloro di fronte al Monumento dei Caduti, discorso del Sindaco e Santa Messa finale hanno contraddistinto la commemorazione.
Di seguito il disco del Sindaco Gianluigi Ubiali:
Concittadine, concittadini, autorità tutte, buongiorno.
Vi ringrazio per la vostra presenza qui oggi a celebrare, con la consueta sobrietà che da sempre ci contraddistingue, l’80° anniversario della Festa della Liberazione.
Chi ha l’onore e la responsabilità di rappresentare una Comunità e ha giurato come me sulla Costituzione, ha il dovere di ricordare con fermezza da che parte si sta della storia e come dentro la storia è nata la Repubblica Italiana e a chi, attraverso la lotta di Resistenza, dobbiamo dire grazie. Non ci possono essere ambiguità. Non si può fare finta che fascismo e antifascismo siano due facce della stessa medaglia. Non si può perché il fascismo è stato morte, persecuzione, censura, guerra e privazione di diritti mentre l’antifascismo è stato riscatto, dignità, libertà. Oggi più che mai, mentre si affacciano rigurgiti autoritari e tentativi di negare o riscrivere il passato, abbiamo il dovere di essere vigili e di difendere la memoria, non con spirito nostalgico ma attraverso un impegno quotidiano.
Celebrare il 25 aprile non è quindi un atto rituale ma bensì un atto politico, nel senso più alto del termine. È ribadire con forza che l’antifascismo non è un’opinione bensì è il fondamento della nostra democrazia, il cuore della nostra Costituzione, il patto che unisce le istituzioni ai cittadini.
È anche per questo che, oggi più che mai, è tempo di fare memoria per non ripetere gli errori del PASSATO. Il 25 aprile ci ricorda i partigiani, che con il loro coraggio e la loro determinazione, hanno scelto la via della lotta per la libertà, unendo le forze di uomini e donne di ogni estrazione sociale per dire “basta” alla tirannia fascista e nazista. E oggi, mentre rivisitiamo quel passato, è nostro dovere ricordare le sofferenze e i sacrifici che hanno permesso alla nostra Repubblica di nascere libera ed essere così garante di un futuro in cui simili derive autoritarie non trovino mai più spazio.
È con questo sguardo rivolto al passato che dobbiamo cogliere la sfida di unità e responsabilità che ci si palesa davanti e che ci obbliga a guardare fiduciosi al PRESENTE, dentro un’Italia che si trova ad affrontare sfide complesse su questioni economiche, sociali e politiche che richiedono risposte unitarie e responsabili.
Oggi, guardando oltre i nostri confini, non possiamo restare indifferenti di fronte alpersistere di conflitti e tensioni che minacciano la pace e la sicurezza globale.
Ce l’ha ricordato cinque giorni fa Papa Francesco nel suo ultimo accorato messaggio pasquale durante la benedizione Urbi et Orbi esprimendo tutto il suo dolore per questo mondo a pezzi e che dimentica i deboli e gli emarginati. Francesco ci ha esortato alla ricerca della pace, chiedendo il disarmo ed appellandosi ai leader politici del mondo a non cedere alla logica della paura perché, e sono le sue parole, “la guerra è sempre una sconfitta”.
Il Santo Padre ci ha ammonito ricordandoci che la guerra, in tutte le sue aberranti forme, è la massima espressione di violenza perpetrata dall’uomo, violenza che porta con sé sofferenza, distruzione e angoscia, che compromette la dignità umana, logora le nostre comunità ma soprattutto separa le persone.
Oggi, mentre assistiamo a tensioni in molteplici aree del mondo, il nostro impegno deve essere quello di rinnovare il ripudio di ogni forma di violenza, proprio come recita lo striscione appeso da alcune settimane sulla facciata del nostro palazzo comunale. È scritto lì ma ce lo insegna la Costituzione italiana: la pace non è un’astrazione, ma un diritto collettivo, un bene da difendere ogni giorno attraverso l’impegno civile, l’ascolto reciproco e l’iniziativa politica che deve mettere al centro la vita e la dignità di ogni individuo.
Dobbiamo però guardare con fiducia alle prospettive che ci presenta il FUTURO. È nostro dovere ispirare fiducia e intraprendere azioni concrete pensando alle giovani generazioni, quelle che rappresentano il domani anche della nostra collettività.
Questo significa investire nella cultura, nell’educazione e nel sociale. Significa promuovere un dialogo costruttivo, capace di raccogliere le differenti voci in un progetto comune che guardi al bene di tutti.
Se non vogliamo perdere per sempre il più grande insegnamento che ci arriva dagli eroi di allora e far nostri i loro alti ideali, dobbiamo ribadire con forza che la giornata del 25 aprile è di tutti, perché è il giorno in cui ricordiamo che le nostre radici democratiche sono state affondate nella nostra società da uomini e donne che combatterono per la loro e la nostra libertà.
È vero, viviamo in un periodo storico di crisi globale, una crisi anche di valori e di riferimenti morali ma possiamo ancora scegliere se continuare a coltivare questi modelli, questi linguaggi e questi comportamenti privi di senso e prospettiva, senza maturare cambiamento alcuno, oppure optare per la scelta forte di infrangere questo immobilismo, tornando a comprendere il valore che ognuno di noi porta con sé. Questo è il vero messaggio di sfida che ci arriva dal 25 aprile di ott’anni fa.
Ci corre l’obbligo di lavorare insieme, istituzioni, società civile, singoli cittadini, per rafforzare i legami di solidarietà, per superare le divisioni, per costruire ponti di dialogo e comprensione. Solo così potremo onorare veramente il sacrificio di chi ci ha donato la libertà e contribuire a un futuro di pace per il nostro Paese e per il mondo intero.
Vi invito, dunque, a divulgare e coltivare questo messaggio di speranza e impegno, trasmettendo alle future generazioni i valori che hanno reso possibile la nostra liberazione: la determinazione, il coraggio, la sensibilità e la capacità di ricostruire insieme un futuro in cui la guerra sia solo una pagina della storia e la pace il nostro unico orizzonte.
Grazie di cuore a tutti e…
“viva il 25 aprile, viva la Resistenza, viva l’Italia libera e unita!”
Gianluigi Ubiali - Sindaco
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