Contenuto
Quali sono le motivazioni profonde che vi hanno portato alla decisione di scalare il Broad Peak (8051 m) e il K2 (8611 m) e scendere con gli sci?
Marco Majori: Ciò che ci ha spinto a tentare questo progetto molto ambizioso è stato soprattutto il sogno di poter scivolare sulle più belle ed alte montagne della Terra. Un sogno bellissimo che ci ha impegnato molto ma che, anche se non del tutto raggiunto, ha prodotto i suoi frutti e ha consolidato ancor di più la nostra amicizia. Inoltre, era l’anno del 70esimo della prima salita del K2 da parte degli italiani e sentivamo di dover omaggiare in qualche modo quella che fu un’impresa storica.
Marco, cosa hai pensato quando, nello scendere dal K2 con gli sci, sei caduto in un crepaccio? E cosa hai pensato tu, Federico, quando al tuo compagno d’impresa è accaduta questa disavventura?
Marco Majori: È stata un’esperienza forte, quasi mistica per certi versi. Sono cose che possono capitare in montagna, soprattutto quando la visibilità è quasi nulla a causa della nebbia. Vi posso però assicurare che a 7600m di quota, dopo tre giorni senza ossigeno supplementare nella “zona della morte”, le cose sono un tantino più complicate rispetto ad un evento simile sulle Alpi ad esempio. Ho comunque sempre mantenuto la calma e la certezza che sarei tornato a casa. Questo mi ha permesso di uscire dal buco in autonomia e salvarmi.
Federico Secchi: Quando mi sono voltato e non ho più visto Marco ho pensato al peggio, quindi ho subito avvisato il campo base che ha messo prontamente in moto i soccorsi. Non mi è mai passato per la mente di continuare a scendere, mi sono fermato in quello che rimaneva di Campo 3 a 7300m e ho cercato del cibo e un posto per poter passare la notte. Fortunatamente dopo circa un’ora abbondante è comparso Marco che scendeva con gli sci verso di me e ho tirato un sospiro di sollievo. Era messo male, con una spalla lussata e un principio di edema cerebrale, ma dentro di me sapevo che l’avrei rivisto. Ecco perché l’ho aspettato.
Dopo questa impresa che ha rischiato di finire in tragedia, avete in mente nuovi obiettivi?
Marco Majori: Purtroppo o per fortuna non ci è ancora passata la passione per la montagna e soprattutto per l’avventura. Stiamo valutando qualche salita, ma soprattutto stiamo valutando di trovare un terreno di gioco che ci faccia divertire e nello stesso tempo ci aiuti a comprendere sempre di più quanto sia necessaria la bellezza per poter vivere bene. Non abbiamo ancora le idee chiare su dove andremo, certo è che lo stile sarà il più possibile tendente a quello alpino: leggero, veloce ed in totale autonomia.
Vai alla presentazione della serata